Giochi di ruolo

Il ruolo è la forma operativa che l’individuo assume come risposta ad una determinata situazione
Jacob Levy Moreno

giochi di ruolo (chiamati in inglese  role-playing) sono una delle tecniche  più usate e conosciute nell’ambito della formazione. La loro origine risiede nello psicodramma moreniano.

La differenza sostanziale  che intercorre con lo psicdramma è, che mentre in quest’ultimo si recitano aspetti personali, nei giochi di ruolo si mettono in “scena” ruoli organizzativi o sociali in genere. Tutto ciò avviene in una situazione protetta e di laboratorio, dove sono  previste  la presenza di un conduttore/formatore, di uno o più attori e di altre persone che fungono da osservatori.E’ importante precisare che l’uso dei  GIOCHI DI RUOLO nella formazione cerca di coniugare l’acquisizione di competenze relazionali   (saper essere[1]) a competenze specifiche e tecniche di un preciso  profilo professionale (saper fare[2])

Esistono diverse  tipologie  di giochi di ruolo nell’ambito della formazione:

  • LIBERO: si definiscono con precisione  solo i ruoli e il contesto, lasciando la massima  libertà  agli attori nella gestione dell’interazione comunicativa. Questo tipo di role playing si usa, generalmente, quando si è interessati a sondare gli aspetti più personali delle interpretazioni dei ruoli.
  • SEMI-STRUTTURATO: si definisce appena il nodo problematico, si indica, invece, in modo dettagliato il contesto e la situazione psicologica dei ruoli giocati
  • STRUTTURATO: si differenzia da quello semistrutturato nella redazione del copione che prevede anche le indicazioni relative a cosa deve essere detto e fatto nel dettaglio. Questa tipologia di role playing è usata nei casi in cui l’apprendimento riguarda un ruolo interattivo per il quale sono previste linee guida piuttosto rigide e  predefinite.

Da queste distinzioni si intuisce quanto risulti importante  il  compito  del conduttore che  a seconda degli obiettivi dovrà impostare un livello ottimale di strutturazione del gioco.

PRINCIPALI CONTESTI IN CUI  VENGONO UTILIZZATI I GIOCHI DI RUOLO:

  • Formazione del personale: per l’addestramento o preparazione ad uno specifico ruolo professionale.
  • Test di selezione: in tutte quelle situazioni in cui si deve selezionare un candidato per una posizione lavorativa. i giochi di ruolo, in tali casi, permettono lo sviluppo e l’approfondimento  di situazioni realistiche, nelle  quali il candidato mostra, oltre alle sue competenze verbali, anche quelle comportamentali.
  • Metodologia di animazione pedagogica: In tutte le situazioni scolastiche. Si è visto, infatti,  che i giochi di ruolo possono essere  estesi a quasi tutte le materie di studio. Esempi di  di “animazione pedagogica” potrebbero  essere: far parlare un monumento storico, un edificio della città, una piazza; interpretare elementi della natura, far rappresentare una fiaba o un avvenimento storico dagli scolari.

NOTA:1 Per “SAPER ESSERE” si intendono gli atteggiamenti, la presa di coscienza del proprio modo di essere, del proprio carattere, quale risorsa importante da investire nello svolgimento della propria attività e in generale nella propria vita, la capacità di “essere” con gli altri, quindi tutto ciò che riguarda la relazione e la comunicazione.

NOTA:2 Il “SAPERE” riguarda le conoscenze teoriche che si possono acquisire a partire dai percorsi scolastici e di aggiornamento ed arricchire con la propria esperienza professionale diretta.
Sono tutti quei concetti ed informazioni che portano, o possono portare, al “SAPER FARE”. Entrambi, “sapere” e “saper fare”, sottintendono un costante impegno teorico/pratico e si pongono il problema di come utilizzare ciò che si è appreso e che si intende mettere in pratica

“A che gioco giochiamo?” Conoscere e scoprire sé stessi e gli altri attraverso il gioco

conoscere le modalità di relazione con gli altri

A che gioco giochiamo?” vuole essere un invito a partecipare ad una serie di incontri di gruppo, che si propongono attraverso l’uso del gioco, di esplorare e conoscere meglio le nostre modalità di relazione con gli altri, per comprendere come ci comportiamo abitualmente ma anche per scoprire e sperimentare modalità espressive alternative, non utilizzate ma potenzialmente disponibili e quindi utilizzabili. Se anche nel gioco, come nella vita, ci sono ruoli e regole da seguire o da rispettare, ‘per gioco’ risulta più facile variarli, provando a ‘giocarsi’ diversamente, insieme agli altri partecipanti. L’esperienza dello  stare in un gruppo, ci fa mettere a fuoco attraverso gli altri, le nostre parti più nascoste, scoprendo così che l’altro seppure apparentemente sconosciuto e diverso da noi in realtà un pò  ci assomiglia …

Obiettivo degli incontri di gruppo sarà l’approfondimento di alcune aree tematiche relative alle relazioni con gli altri:

  • COME COMUNICHIAMO? comunicare con se stessi e con gli altri
  • I RUOLI GIOCATI nelle relazioni familiari/affettive/lavorative: stereotipi e cambiamento
  • LA GIUSTA DISTANZA NELLE RELAZIONI: limiti o aperture
  • SOGNI IN SCENA: sentirsi liberi per creare…

     

Gli incontri, si svolgeranno in un gruppo protetto condotto da 2 psicologhe, psicoterapeute. La modalità  di partecipazione sarà 1  volta ogni 15 giorni, a partire da martedì 10 gennaio 2012 e nelle successive date del: 24 gennaio, 7 febbraio, 21 febbraio 2012; dalle 18.45 alle 20.45, presso la sede Centro Linfa’, Via Astura, 2, Scala D, int. 5, Roma (fermata metro A, Re Di Roma). Guarda mappa

Il primo incontro è gratuito; il costo dei successivi incontri è di € 20,00 ciascuno ( E. 60, 00 il ciclo dei 4 incontri)

conoscere le modalità di relazione con gli altri

Per info e contatti:

Dott.ssa Raffaella Grassi; cell.338/5707818; mail: raffaellagrassi@virgilio.it

Dott.ssa Rita Maggini; cell: 333/9220776; mail: rita.maggini70@alice.it

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Ragioni e utilità dello psicodramma

 

L’uomo è poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità.

(Oscar Wilde)

 

Jacob Moreno, fu l’ispiratore dello psicodramma, fu da lui definito come scienza che esplora la verità, rappresentandola con metodi drammatici.

L’uso della parola “dramma” (dal greco drào: opero, agisco) pone l’accento più sull’azione che sull’interpretazione verbale nelle dinamiche relazionali.  “Il drammatizzare”, secondo Moreno, diventa un mezzo attivo che offre la possibilità di esprimere bisogni, sentimenti, conflitti di ruolo, senza la presenza di ostacoli e di resistenze che la vita reale ci presenta, e di sperimentare senza rischi modi di essere alternativi.

Il protagonista, sul palcoscenico, ha la possibilità di esprimere liberamente il proprio mondo interiore e relazionale, i suoi interrogativi, i suoi blocchi, i sui desideri, i suoi bisogni. In tale situazione, egli avvia progressivamente un dialogo interno che lo può condurre a “vedere” soluzioni altre ai suoi conflitti intrapsichici e/o di relazione col mondo esterno. In questo suo procedere, il soggetto trova la dimensione di supporto e di stimolo fornitegli sia dal gruppo sia dallo psicodrammatista.

Gli aspetti tecnici con cui si costruisce una sessione psicodrammatico sono cinque:

  1. il palcoscenico;
  2. il soggetto o paziente;
  3. il direttore o terapeuta;
  4. Lo staff di coterapeuti o io ausiliari;
  5. uditorio

La struttura teorica dello psicodramma moreniano mancava di una vera e propria sistematicità e ciò ha consentito di congiungere lo psicodramma alla psicoanalisi. Inoltre, tale mancanza, ha permesso di astrarre le tecniche psicodrammatiche dal modello cui erano legate, permettendo differenti approcci terapeutici e metodologici, e una vasta possibilità di applicazione anche nell’ambito della formazione.

La differenza sostanziale dell’uso dello psicodramma nell’intervento psicoterapeutico e nell’intervento formativo sta nell’obiettivo: nel primo si scende nell’intimità affettiva della persona, nel secondo  invece ci si propone di fermarsi ad esplorare tematiche legate alla professione e al ruolo ricoperto da soggetto.

In un’analisi più accurata, però, si nota che i conflitti manifestati in ambito lavorativo, coinvolgono non solo il conflitto di natura ‘professionale’ ma anche e soprattutto la  propria “relazionalità” che è speculare ad aspetti profondi dell’affettività di quell’individuo. Quindi, in tale contesto, diventa particolarmente importante che il formatore sappia costruire il rapporto con i propri “formandi” al limite possibile di approfondimento personale all’interno di un contesto orientato alla relazione professionale.

Il gioco – e in particolare il gioco sottostante allo Psicodramma – apre uno spazio ‘sospeso’ e  a-temporale dove chiunque ha la possibilità di modificare i propri ruoli, (a volte stereotipati) osservare, studiare, e ‘giocare’ nuove strategie, divertendosi. Lo scenario aperto alla psicodrammatizzazione diventa più ‘avvicinabile’ poiché il soggetto sa che, in quel’momento stabilito’, può esplorare soluzioni inimmaginabili nuove ed emozionanti,  tutto ciò però, con la possibilità di  tornare dentro i propri ruoli e nella  sua identità. Questo processo diventa così una sorta di viaggio con biglietto di andata e ritorno da uno spazio di conoscenza da cui estrarre nuove informazioni da integrare.

L’assumere il ruolo di un personaggio immaginario facilita nel protagonista l’espressione di sentimenti e comportamenti che recitando nel ruolo di “se stesso” difficilmente avrebbero potuto emergere.

In una situazione come quella scolastica, ad esempio, le potenzialità dello psicodramma sono particolarmente incisive, molte volte i ruoli quotidianamente ricoperti sono spesso “interpretati” in modo rigido e stereotipato (in quale classe non esiste “il secchione”, “lo sfaticato”, “l’incompreso”, “il furbo”, “il carino compiacente”, “il professore buono” e quello “cattivo”?). Ed è proprio sui compiti legati al ruolo, e alla possibilità di mettersi nei “panni dell’altro” attraverso il riconoscimento delle similitudini, oltre che delle differenze, che le tecniche psicodrammatiche – a scopo formativo – pongono l’accento, piuttosto che sull’interpretazione personale. In questo scenario, il sapere passa attraverso un saper fare che si traduce poi in un saper essere, inteso come conoscenza di sé e del contesto in cui ci si trova ad agire.

 

A cura della Dott.ssa Raffaella Grassi

 

Bibliografia:

Schutzenberger A. A. ; Lo psicodramma, Martinelli, Firenze 1972.

Moreno J. L. (1946 –53); Manuale di psicodramma, Tr. It. Astrolabio Ubaldini, Roma 1985 – 1989.

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