Il narcisismo patologico

Il narcisismo patologico è definito come un disturbo di personalità con tre tratti caratterizzanti:

  • un’abnorme stima di sé, che mette il narcisista su un piedistallo di superiorità, dal quale vede tutti dall’alto verso il basso.
  • Un enorme e incessante bisogno di ammirazione, e di conferme al proprio io. 
  • il narcisista non è in grado di provare empatia. Stabilire una relazione autentica e paritaria con l’altro non gli interessa

Il narcisista nelle sue relazioni si avvicina a “prede” con particolari caratteristiche: spesso sono persone molto empatiche, con una struttura di dipendenza affettiva, sono abituate a mettere al centro i bisogni dell’altro, trascurando i propri, e spesso hanno un’autostima molto bassa. Tutto ciò viene visto dal narcisista, una sorta di auto nutrimento emotivo, volto ad alimentare il suo ego.

Quest’ultimo in tal modo si sente importante con la pretesa di essere adorato e magnificato dal partner. In questo tipo di relazioni è totalmente assente la reciprocità, che è uno dei presupposti basilari delle relazioni adulte sane.

Spesso la vittima del narcisista tenderà a scegliere continuamente partner con caratteristiche simili con i quali ripeterà uno stesso copione relazionale, scadenzato sia da aspetti cognitivi (il modo in cui si considera ed interpreta se stesso, l’altro e la relazione), sia da aspetti emotivi (le emozioni prevalenti che si vivono nella relazione: spesso si tratta di paura, insicurezza, ambivalenza ecc.) sia da aspetti comportamentali (le reazioni ed i comportamenti che si mettono in atto all’interno della coppia), senza riuscire a modificarlo. È nel legame, affettivo, che, la vittima del narcisista si sente, apparentemente, unica e insostituibile. In realtà è l’altro che lo fa sentire unico e degno d’amore soprattutto all’inizio della relazione. Quando il rapporto cambia, ossia il partner diventa meno disponibile, empatico, gratificante, il dipendente affettivo presenta molte difficoltà ad elaborare un’immagine di sé diversa ossia ‘sentirsi speciali senza l’altro’. La mancanza di autostima e di amore sano nei propri confronti dà vita, nella vittima, ad una rischiosa accettazione passiva delle dinamiche imposte dal narcisista che si nutre della vitalità e delle emozioni della sua vittima, suscitando in lei il senso di colpa, il disprezzo, il ricatto e con meccanismi di critica incessante ne demolisce definitivamente l’autostima e la percezione della realtà.

Certamente non tutti i “dipendenti” finiscono tra le fauci di un narcisista, ma chi ha tratti dipendenti ha molta probabilità di stabilire una relazione con quest’ultimi.

Spesso il narcisista è inconsapevole di esserlo, non lo riconosce, la maggior parte dei comportamenti li attua in automatico, senza rendersi conto del danno che compie e, in ogni caso, non sentendosi in colpa per questo.

Bombardamento d’amore (love bombing) o periodo d’oro

È considerata la fase dell’aggancio, o del presunto innamoramento. È un momento in cui il narcisista deve conquistare a tutti i costi la sua preda, perciò indossa una maschera mostrandosi meraviglioso, il partner ideale, una sorta di principe azzurro, in una parola tutto ciò che l’altro/a poteva desiderare. I comportamenti generalmente sono grandiosi atti d’amore, per esempio regali, complimenti, promesse, attenzioni, gesti eclatanti. Una persona che ha un’autostima solida, in questa fase, si accorgerebbe che c’è qualcosa di poco reale, poiché, invece, la “vittima” ha un bisogno enorme di riconoscimento e di amore si lascia facilmente ingannare. Durante questo periodo il narcisista brucia le tappe, può arrivare a parlare di convivenza, matrimonio, figli, e questo ha un duplice scopo:

  1. cercare di agganciare la vittima, appagando il suo bisogno di sentirsi di valore, importante, e rassicurandola sulla profondità del legame;
  2. accorciare la fase di love bombing, che per il narcisista richiede un forte impegno, dispendio di risorse, e così arrivare in minor tempo alla seconda fase.

Svalutazione

In questo stadio il narcisista si può rilassare, perché sente di aver stabilito un rapporto solido e di avere potere sull’altro, che viene posto in un ruolo secondario e servile. A questo punto si toglie la maschera mostrandosi per quello che è veramente:

  • poco disponibile
  • incoerente
  • non empatico
  • inaffidabile
  • mente
  • pretende
  • si comporta in modo scorretto e violento

Il partner si ribella a questo, perché non corrisponde all’immagine idilliaca mostrata nella fase di bombardamento d’amore, e manifesta disaccordo, esprime critiche, fa delle richieste. In una relazione sana il litigio porta a mettersi in discussione e infine ad arrivare ad un punto di incontro, mentre con il narcisista i litigi non portano da nessuna parte, perché la persona narcisista non ammette i suoi errori e non ha interesse a vedere il punto di vista dell’altro, né a soddisfarne i bisogni: per questo può arrivare a distorcere e negare l’evidenza, perché non può permettersi di intaccare la propria immagine perfetta.  Tutto ciò che potrebbe metterlo in discussione viene messo sempre fori da sé. Le critiche vengono vissute con estrema rabbia, al narcisista non passerà per la mente di fare tesoro delle osservazioni che gli vengono mosse, utilizzandole per evolvere, cercherà piuttosto con svalutazioni o manipolazioni di dimostrare quanto è l’altro ad essere sbagliato. In altre parole tutto ciò che potrebbe rappresentare un cambiamento, una possibile trasformazione per il narcisista diventa una grande fonte di angoscia…
A questo punto una persona con una buona autostima chiuderebbe la relazione. Per una persona dipendente, invece, è impossibile fare a meno di lui/lei. La vittima non scappa perché si attacca alla prima immagine, quella vista durante il love bombing, e allora, non potendo rinunciarvi, si illude che lui o lei ritorneranno ad essere come prima, la preda spesso si dice che è anche colpa sua perché lui/lei non è più così amorevole. il narcisista, purtroppo, non cambierà mai perché l’immagine perfetta e irremovibile di sé che si è creato è vitale, non riuscirebbe a salvarsi da un possibile smascheramento che svelerebbe i possibili limiti e difetti, tutto ciò lo porterebbe in una dimensione di dolore molto profonda.
Se le manipolazioni non funzionano reagirà con aggressività, in certi casi addirittura con violenza, furore. In alternativa o in aggiunta può dipingere sé stesso come vittima, avere esplosioni di depressione, di disperazione che servono a ripristinare l’ordine iniziale, perché una persona empatica, di fronte a tanto dolore esibito cederà facilmente alla tentazione di accorrere, accogliere, accudire. Se però questo non accade, al narcisista rimarrà solo una carta da giocarsi, ovvero lo scarto.

Scarto

Lo scarto consiste in una rottura della relazione fatta in modo violento, arrogante e improvviso. In questa fase il narcisista deve annientare la vittima e lo fa scegliendo il momento in cui la vittima è più fragile. L’intento è distruggere in modo crudele quando l’altro ha meno risorse per reagire, perché sotto shock.
Lo scarto, che ha due scopi:

  • ripristinare l’immagine grandiosa perché l’altro, annientato, disprezzato non è più una minaccia alla propria autostima. La condizione di debolezza della vittima le impedisce di ribellarsi e quindi il narcisista può troncare la relazione senza affrontare la sua responsabilità, le sue colpe e mancanze.
  • indebolire l’altro in modo da tenerlo a disposizione, perché è possibile che in futuro ci sarà un nuovo tentativo di aggancio.

Chi, leggendo, questo articolo si è identificato nel ruolo di vittima, o di preda è importante che sia consapevole che lo scarto è potenzialmente una sorta di rinascita, sia per la liberazione da una relazione tossica con un narcisista, sia perché può finalmente affrancarsi sfruttando questo momento per rafforzarsi, accrescere la propria sicurezza e autostima, in modo da non cadere più nella stessa trappola.

Come staccarsi da un narcisista patologico

Terminare una relazione con un narcisista patologico non è facile così come non è semplice uscirne senza l’aiuto di un professionista. Questo perché, nella relazione con un manipolatore perverso, vi è spesso una “danza relazionale”, cioè un circolo di dipendenza affettiva. Di conseguenza, questi individui vengono spesso idealizzati e la vittima vive con una sorta di speranza che l’altro torni ad essere la persona affettuosa che era all’inizio.

La possibile trasformazione

Per modificare e trasformare un modello relazionale che ci fa vivere, in modo reiterato, stati conflittuali di sofferenza e stress è indispensabile prendere coscienza del proprio disagio. Di conseguenza sarebbe necessario intraprendere un percorso psicoterapeutico, in cui sarà possibile individuare il proprio copione relazionale ed il proprio stile di attaccamento disfunzionale prevalente. Quest’ultimo, per il dipendente affettivo si esplicita attraverso la convinzione di non valere nulla e di non essere degno dell’amore altrui.
Grazie al lavoro psicoterapeutico si creano le basi perché i pazienti possano stabilire relazioni affettive basate sulla reciprocità in cui sentirsi finalmente amati e accettati, ma soprattutto strutturare un senso di amabilità e valore personale, anche quando non è presente la relazione con l’altro.

A cura della Dott.sa Raffaella Grassi

  • Bibliografia
  • Bruzzone R. (2018) “Io non ci sto più. Consigli pratici per riconoscere un manipolatore affettivo e liberarsene”. Edizioni De Agostini.
  • Di Maggio G., Semerari A. (2006) “I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali. Editori Laterza.
  • Love C.V. (2019) “Basta narcisisti”. Edizioni Centro Studi Erickson.
  • Young J.Y., Klosko J.S. (2004) “Reinventa la tua vita”. Raffaello Cortina Edizioni.

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