MI TRATTA MALE MA MI AMA …

Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo altro vuoto.

(Robin Nordwood)

La dipendenza affettiva muta l’amore in un bisogno in cui essere dipendenti è il solo criterio per proteggere e mantenere la relazione.

Spesso le cause della dipendenza affettiva sono custodite nell’ infanzia delle persone che ne soffrono, i cui bisogni d’amore, affetto e accudimento sono stati frustrati ne rapporto con le figure significative.

J. Bowlby è stato uno dei primi psicologi a osservare, in modo sistematico, la prima connessione amorosa che gli esseri umani esperiscono: il legame del bambino con la propria madre.

Quando il bambino, da subito, si sente riconosciuto ed accolto svilupperà un sano senso di sé ed una fiducia negli altri e nelle sue  interazioni  interpersonali. Al contrario, se il bambino ha fatto esperienza di un vissuto di rifiuto o abbandono, nelle sue prime relazioni con le figure di attaccamento, si troverà a provare sentimenti contrastati di amore/dolore/rabbia a causa dell’amore non ricevuto. Quest’ultimo sarà pervaso dalla sensazione di non ‘essere abbastanza’ per essere amato, di conseguenza metterà in atto comportamenti volti a dimostrare, sempre in ogni modo, di meritarsi amore, accettazione e riconoscimento.

Il bambino cresciuto con una figura di riferimento (es. la madre) non incline ad essere accogliente e accuditiva attraverso cure costanti ed amorevoli, imparerà a non fidarsi, a dover fare tutto da solo, a non esprimere i propri bisogni; oppure si impegnerà al massimo nella convinzione di poter essere amato soltanto se farà il meglio e se darà il minor fastidio possibile. Molto probabilmente, questo bambino diventerà un adulto con uno stile di attaccamento disfunzionale di tipo Insicuro – Evitante o Insicuro – Ambivalente. Nel primo caso, la distanza emotiva, la scarsa fiducia nell’altro, la paura della fusione e della perdita di autonomia caratterizzeranno le sue relazioni. Nel secondo caso l’ambito relazionale si svilupperà in un registro di dipendenza affettiva: tendenza alla simbiosi, controllo, smisurata tolleranza per timore di essere abbandonati, scarsa autostima, sensazione di dover fare di tutto per essere amati, impossibilità di prendersi cura di sé autonomamente.

Risulta molto chiaro quanto sia importante ed influente il legame esistente tra gli stili di attaccamento ed il modo in cui si vivono i rapporti di coppia e le relazioni in generale.

Spesso il Dipendente Affettivo sceglierà continuamente partner con caratteristiche simili con i quali ripeterà uno stesso copione relazionale, scadenzato sia da aspetti cognitivi (il modo in cui si considera ed interpreta se stesso, l’altro e la relazione), sia da aspetti emotivi (le emozioni prevalenti che si vivono nella relazione: spesso si tratta di paura, insicurezza, ambivalenza ecc.) sia da aspetti comportamentali (le reazioni ed i comportamenti che si mettono in atto all’interno della coppia), senza riuscire a modificarlo.

È nel legame, affettivo, che, il DA si sente, apparentemente, unico e insostituibile. In realtà è l’altro che lo fa sentire unico e degno d’amore soprattutto all’ inizio della relazione. Quando il rapporto cambia, ossia il partner diventa meno disponibile, empatico, gratificante, il dipendente affettivo presenta molte difficoltà ad elaborare un’immagine di sé diversa ossia ‘sentirsi speciali senza l’altro’. La mancanza di autostima e di amore sano nei propri confronti dà vita, nel dipendente affettivo, ad una rischiosa accettazione passiva delle dinamiche imposte dal manipolatore relazionale che si nutre della vitalità e delle emozioni della sua vittima, suscitando in lei il senso di colpa, il disprezzo, il ricatto e con meccanismi di critica incessante ne demolisce definitivamente l’autostima e la percezione della realtà.

È importante sottolineare che attualmente le richieste di aiuto per problematiche di dipendenza affettiva e manipolazione relazionale sono aumentate notevolmente. Manipolazione e dipendenza affettiva sono due modalità relazionali strettamente collegate che si alimentano a vicenda. Il dipendente affettivo può sia subire processi di manipolazione da parte del partner, sia “agirli” in funzione del suo bisogno di controllo e di possesso. I manipolatori relazionali hanno come obiettivo quello di far compiere al proprio interlocutore azioni che tornano a loro vantaggio, da cui è difficile liberarsi poiché la vittima preferisce accettare qualsiasi richiesta per conservare il rapporto con il partner, pagandolo con il proprio annullamento. Il dipendente affettivo, coinvolto in questa modalità relazionale patologica, sviluppa numerosi sintomi sia fisici come disturbi del sonno, emicranie, disturbi digestivi, mancanza di appetito, nodo alla gola; sia di ordine psicologico come fenomeni di pianto irrefrenabile, attacchi di panico, aggressività, ansia, paura della solitudine, tristezza, ecc.

Nonostante la dipendenza affettiva, per insufficienza di dati sperimentali, non rientri tra i disturbi mentali diagnosticati nel DSM-5, (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) essa viene classificata tra le “New Addiction”, nuove dipendenze di tipo comportamentale. In tale forma di dipendenza non è coinvolta alcuna sostanza chimica (come alcol o droghe), il comportamento è l’oggetto della dipendenza stessa.

La DA (Love Addiction) sembra una patologia riguardante in particolar modo le donne, tuttavia, sono presenti, anche casi di DA negli uomini, seppur con manifestazioni diverse.

Se si è implicati in una relazione contraddistinta da dipendenza affettiva, si verificano alcuni sintomi specifici:

  • Estrema ambivalenza verso il partner: rancore e rabbia si susseguono e si sovrappongono ad amore e desiderio;
  • Senso di colpa ed iper-responsabilizzazione;
  • Costante timore di essere abbandonati dal partener;
  • Si vivono allontanamento e distanza con paura, e angoscia;
  • Non ci si sente liberi di rivelare le proprie debolezze per la paura di non essere accettati ed accolti;
  • Senso di inferiorità nei confronti del partner da tutti i punti di vista;
  • Sensazione di scarsa autostima;
  • Intensa gelosia (legata da una parte alla scarsa autostima e dall’altra al timore dell’abbandono);
  • Negazione se e dei propri bisogni per favorire ed accondiscendere il partner
  • Senso di vergogna di sé.

LA POSSIBILE TRASFORMAZIONE

Per modificare e trasformare un modello relazionale che ci fa vivere, in modo reiterato, stati conflittuali di sofferenza e stress è indispensabile prendere coscienza del proprio disagio. Di conseguenza sarebbe necessario intraprendere un percorso psicoterapeutico, in cui sarà possibile individuare il proprio copione relazionale ed il proprio stile di attaccamento disfunzionale prevalente. Quest’ultimo, per il dipendente affettivo si esplicita attraverso la convinzione di non valere nulla e di non essere degno dell’amore altrui.

Grazie al lavoro psicoterapeutico si creano le basi perché i pazienti possano stabilire relazioni affettive basate sulla reciprocità in cui sentirsi finalmente amati e accettati, ma soprattutto strutturare un senso di amabilità e valore personale, anche quando non è presente la relazione con l’altro.

GRUPPI PER LA  DIPENDENZA AFFETTIVA

La frequentazione di un gruppo terapeutico si è verificata molto efficace nel trattamento delle dipendenze affettive.

Si è notato, infatti, che attraverso la condivisione ed elaborazione con gli altri è possibile acquisire consapevolezza dei vissuti di vuoto, della paura dell’abbandono, della manipolazione relazionale. Inoltre, nel gruppo si può divenire coscienti di tutti quei comportamenti incontrollati che si mettono in atto per tenere legato a sé il proprio partner ad ogni costo.

Grazie ai processi di rispecchiamento che avvengono nel qui ed ora del gruppo, ogni partecipante può recuperare, a poco a poco, l’autostima, sviluppando un amore di sé che lo porterà ad accettare benevolmente il proprio bisogno di dipendenza. Tutto ciò permetterà al paziente di “porsi al centro” trattandosi con affetto, dirigendo verso il proprio io l’investimento di tempo, cure ed energie, fino ad allora attivate compulsivamente, nei reiterati tentativi di farsi amare e accettare simbioticamente dall’altro.

Nel gruppo, inoltre, diventerà possibile elaborare la propria storia di dipendenza, vedere,  e comprendere, attraverso gli altri, i propri comportamenti di sottomissione.

Partecipare ad un gruppo terapeutico permette di uscire dall’isolamento, poiché le persone possono raccontare la propria esperienza, il proprio vissuto, i propri disagi in un ambiente protetto ed esente da giudizio. Condividere quello che riteniamo, in un certo qual modo, inconfessabile ci fa somigliare un po’ agli altri nonostante le diversità sociali, famigliari, lavorative, ecc.

A cura della Dott.ssa Raffaella Grassi

 

Le nuove dipendenze: patologie dei tempi moderni…

L’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la dipendenza patologica una condizione psichica e anche fisica che nasce  dall’interazione tra un organismo vivente e una sostanza tossica. Le risposte comportamentali dell’organismo vivente, coinvolto, si manifestano attraverso un bisogno compulsivo di assumere una determinata  sostanza in modo continuativo allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione.

Analogamente il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-IV-TR (APA, 2000) tratta la nozione di dipendenza come l’uso di sostanze psicoattive.

Oggi il concetto di dipendenza  non  comprende esclusivamente  aspetti  collegati all’assunzione di sostanze.  Oggetto di studio e di ricerca, in quest’ottica, diventano le relazioni e comportamenti  disfunzionali  concernenti difficoltà relazionali, stili di vita, oggetti, consumi, gestione del tempo, contatto con la realtà e con il mondo esterno.

Generalmente le dipendenze alle quali si fa riferimento sono:

–          la dipendenza dalle nuove tecnologie e dal gioco;

–          la dipendenza in rapporto al cibo;

–          la dipendenza attraverso le relazioni;

–          la dipendenza attraverso la società

Il fenomeno colpisce uniformemente ogni classe sociale, uomini, donne, bambini anziani  tanto da indicare la sua enorme diffusione e soprattutto la sua  pericolosità.

Molte ricerche testimoniano  come sia le dipendenze comportamentali (Nuove Dipendenze) sia quelle relative all’uso di sostanze hanno delle similitudini nel loro aspetto fenomenologico:

– l’impossibilità di resistere all’impulso di mettere in atto il comportamento (compulsività);
– un sentimento di crescente tensione che anticipa immediatamente l’inizio del comportamento (carving1 );
– una sensazione di sollievo durante la messa in atto del comportamento;
– forte sensazione di perdita di controllo;

Ma vediamo nello specifico quali sono le nuove dipendenze (già sopra elencate):

  • LA DIPENDENZA DALLE NUOVE TECNOLOGIE E DAL GIOCO.

In essa sono compresi i fenomeni quali l’Internet Addiction, la dipendenza da cellulare, la dipendenza dalla televisione,  la dipendenza da e-mail.

Nella dipendenza da gioco rientrano invece,  non solo, il gioco d’azzardo ma anche  il  giocare al lotto, al superenalotto, al gratta e vinci, al bingo, e il fare  scommesse, ecc.

Dipendenza da Internet: è stata descritta come un ‘rifugio per la mente’ e un nuovo modo di affrontare le relazioni interpersonali. Il rischio si ha quando tutto ciò diventa invalidante. Quando il bisogno di andare in rete  diventa una vera e propria ossessione, il soggetto che si trova, per qualche motivo, a stare lontano dal computer, avverte ansia, depressione, nausea, vomito, crampi, fino ad arrivare a casi di crisi epilettiche o presunte tali. I drogati da computer, quindi , avvertono gli stessi sintomi dei tossicodipendenti.

La dipendenza da cellulare: Le vittime di questa sindrome sono soprattutto i giovanissimi, tra i 13 e i 16 anni. Questi, controllano in modo ossessivo gli sms ricevuti, e a volte passano notti insonni per spedire messaggi. Tale sindrome,  secondo gli esperti,  può condurre gradualmente a seri disturbi fisiologici.

La dipendenza da televisione: Generalmente, si considera dipendente, chi  fruisce di questo mezzo per oltre 40 ore alla settimana (un tempo pari a quello dedicato al lavoro). Spesso, accade, in maniera direttamente proporzionale, che più le persone drogate di televisione guardano il loro elettrodomestico preferito, più lo odiano, ma non riescono a farne a meno. Per questi soggetti la TV diventa una sorta di sedativo, se  per qualche motivo sono impossibilitati a fare uso della TV possono diventare molto aggressivi.

  • LA DIPENDENZA IN RAPPORTO AL CIBO

Nelle Nuove Dipendenze, sono presenti anche i disturbi alimentari, sono caratterizzati da una vera e propria ossessione nella “scelta” del cibo, detta Ortoressia ed dalla dipendenza da Sport o Bigoressia. In entrambi i casi si diventa dipendenti dal controllo della propria alimentazione che diventa per questo unico oggetto di attenzione della persona.

  • LA DIPENDENZA ATTRAVERSO LE RELAZIONI

Comprende il così detto Sexual Addiction ( dipendenza sessuale) che è definita come una relazione malata con il sesso. Essa si esprime con il bisogno irrefrenabile, e senza la possibilità di sottrarvisi con la sola forza di volontà,  di fare l’amore ovunque e comunque.

Il sesso praticato sex addicts non è ne gioioso, ne piacevole, ha valenze molto stressanti, implica sensi di colpa, vergogna, isolamento. Nella maggior parte dei casi, le persone coinvolte incorrono in separazioni, o comunque interruzioni violente dei rapporti di coppia, e anche nella perdita del proprio posto di lavoro. La sintomatologia si presenta sotto forma di ansia, depressione latente, impulsività, aggressività e ossessività.

Anche il fenomeno della cyber sex (simulazione, attraverso strumenti informatici e telematici, di rapporti sessuali  come se fossero reali) è in aumento: tra il 6 e l’8 per cento degli utenti di Internet. Nonostante tutto, però, sono ancora pochi,  coloro che decidono di chiedere aiuto, sia perché è difficile rendersi conto del problema, sia perché chi ne soffre spesso prova un forte senso di vergogna.

Nella dipendenza attraverso le relazioni è compresa  anche la dipendenza affettiva, riscontrabile in una molteplicità di rapporti affettivi che non  sono necessariamente i  rapporti di coppia

  • LA DIPENDENZA ATTRAVERSO LA SOCIETA’

Parliamo in tal senso della Sindrome da Shopping Compulsivo  e della Dipendenza da Lavoro.

Lo shopping compulsivo consiste nel comprare tutto quello che piace in modo irrefrenabile e reiterato, ciò ha  un effetto “pacificante” sulla psiche del soggetto per un tempo molto ristretto. Infatti,  generalmente, dopo qualche ora che è stato acquistato un qualsiasi oggetto, questo perde come per incanto interesse agli occhi dell’acquirente compulsivo. Inoltre questo comprare “voracemente” porta rapidamente ad un disastro finanziario,
Accade, inoltre, che gli oggetti acquistati  vengano, in un secondo momento, regalati con lo scopo sia di “sedare” il senso di colpa di averli inutilmente acquistati, sia  di auto stimolarsi ad un nuovo acquisto.

La dipendenza da lavoro o anche detta droga da lavoro: Le persone colpite (molti dei quali manager) arrivano a lavorare fino a 22 ore al giorno, e raccontano spesso, ai loro familiari, di essere stati in palestra o a praticare altri hobby  per nascondere il loro comportamento. Queste persone quando vanno a lavorare provano un sentimento di gratificazione profonda perché spesso sono idolatrate per il loro  impegno cosi cospicuo, ma questo ‘impegno’ è destinato a trasformarsi in una malattia. Le persone colpite presentano  disturbi sia sul versante  somatico: mangiano e bevono poco fino ad arrivare a un deperimento organico, sia sul versante psichico:ansia, agorafobia e soprattutto depressione.

Sia nello shopping compulsivo, sia nella dipendenza da lavoro le relazioni sociali spesso si assottigliano dando luogo ad un graduale isolamento.

Alonso- Fernandez (1999) ha  fatto una sorta di categorizzazione di due tipi di dipendenza:

cosiddette sociali o legali:

  • droghe legali (tabacco, alcol, farmaci, ecc.)
  • mangiare,
  • lavorare,
  • fare acquisti,
  • giocare,
  • navigare sull’internet

dipendenze sociali o illegali ( droghe e comportamenti illegali):

  • oppiacei,
  • cocaina,
  • stuprare, ecc.

Questa categorizzazione, ci porta a due riflessioni:

  1. stimoli esterni, oggetti, modelli di comportamento possono diventare (potenzialmente) per chiunque “prodotti” di una dipendenza.
  2. affrontare  il problema delle nuove dipendenza  si presenta assai complicato, perché il fattore  sociale  influenza e rafforza la sintomatologia di un disturbo dipendente, qualsiasi esso sia.

Un esempio che rappresenta efficacemente il problema è l’esistenza dei tabagisti che sono aiutati (almeno apparentemente) dalla diffusione di farmaci in grado di facilitare la persona a smettere di fumare. Il consumo di tabacco, però, viene implicitamente rinforzato dalle multinazionali che producono sigarette. Tutto ciò ci fa comprendere come, frequentemente, le Nuove Dipendenze sono, spesso, ‘invischiate’ con il mercato sociale. Inizialmente le new addiction sono latenti, tendono a rimanere sullo sfondo, fintanto che entrano imponentemente nella vita dell’individuo creando un profondo disagio psicologico, problemi e conflitti familiari o, infine, disastrose conseguenze economiche. Quando, la persona, coinvolta, fa una domanda di aiuto, spesso, si presenta  per risolvere un problema  relazionale, copertura in realtà della sintomatologia dipendente.

La prevenzione:

Sarebbe di grande importanza creare dei percorsi di informazione e sensibilizzazione sul  fenomeno delle nuove dipendenze per poterne comprendere i segnali, e per comprendere come si possa intervenire.

Le  prime agenzie su cui operare la  prevenzione son senza alcun dubbio la famiglia e la scuola. Spesso, gli adolescenti e anche i preadolescenti fanno emergere il comportamento “dipendente” per assonanza con dei modelli familiari presi a riferimento.

Ci sono alcuni segnali che potrebbero aiutare un familiare a distinguere tra un comportamento compulsivo e un grande interesse per una data area o argomento (in sintesi segnali che indicano la  comparsa di una patologia)

Eccone alcuni:

– totale diniego della sintomatologia di stanchezza o stress invece assai visibile;

– negazione della dipendenza;

– programmare la  propria esistenza e la propria giornata intorno a quel determinato comportamento;

– una necessità primaria, irrinunciabile, di compiere l’atto;

– lamentarsi di una  di una forte  sensazione di stanchezza che però non porta il soggetto, in questione, a porre fine a quella  determina attività.

Il trattamento:
Gli interventi psicoterapeutici  si articolano in setting individuali, familiari, di gruppo. In alcuni casi sono previsti anche interventi farmacologici.

L’approccio cognitivo comportamentale e strategico: sono quelli più utilizzati.  Entrambi agiscono sulle distorsioni cognitive,  e promuovono l’elaborazione di strategie comportamentali utili al cambiamento del paziente,

La terapia  familiare: tra i principali obiettivi ha quello di migliorare la comunicazione fra i membri della famiglia e quindi trovare modalità alternative di stare insieme; tutti elementi che dovrebbero rinforzare e facilitare  l’interruzione dei comportamenti compulsivi del paziente.

L’approccio psicodinamico: cerca di aiutare il soggetto ad elaborare e  affrontare  i conflitti irrisolti che hanno generato i comportamenti di dipendenza.

A cura della Dott.ssa Raffaella Grassi

Bibliografia:

Alonso – Fernandez; Le altre droghe. Cibo sesso televisione acquisti gioco lavoro Edizioni Univ. Romane 1999

American Psychiatric Association (2000); DSM-IV-TR Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali: text revision, Milano, Masson, 2001.

note: 1 Negli anni ’40 il craving è stato definito come un forte desiderio compulsivo legato all’astinenza, successivamente il significato è stato esteso ad un desiderio della sostanza che può manifestarsi in qualsiasi momento (Ravenna,1997)

ARTICOLI CORRELATI: