Grazie per aver “giocato” insieme a noi…!

Martedì dela scorsa settimana si è concluso il ciclo dei 4 incontri  di gruppo “A che gioco giochiamo?” . Volevamo ringraziare tutti coloro che hanno camminato insieme a noi in questa strada regalandoci emozioni nuove e  forti.

I nostri compagni di viaggio, con grande generosità, hanno condiviso quello che ritenevano essere “segreto” ed “irremovibile” e  l’hanno reso parte del gruppo entrando nel “gioco”, contribuendo così – come se si fosse in un  circuito magico –  a rispecchiarci e restituirci  tante parti di noi conosciute e sconosciute,  in modo armonico e integrato.

Le loro emozioni erano le nostre o per meglio dire del gruppo!  Ci siamo veramente  somigliati un po’ tutti quanti, pur rimanendo unici …

 Con la voglia, l’entusiasmo e la speranza  di fare nuovi “viaggi” insieme a voi tutti (e ai nuovi che verranno)   vi salutiamo con affetto!

 

Alla prossima

 

Raffaella e Rita

 

 

“A che gioco giochiamo?” Conoscere e scoprire sé stessi e gli altri attraverso il gioco

conoscere le modalità di relazione con gli altri

A che gioco giochiamo?” vuole essere un invito a partecipare ad una serie di incontri di gruppo, che si propongono attraverso l’uso del gioco, di esplorare e conoscere meglio le nostre modalità di relazione con gli altri, per comprendere come ci comportiamo abitualmente ma anche per scoprire e sperimentare modalità espressive alternative, non utilizzate ma potenzialmente disponibili e quindi utilizzabili. Se anche nel gioco, come nella vita, ci sono ruoli e regole da seguire o da rispettare, ‘per gioco’ risulta più facile variarli, provando a ‘giocarsi’ diversamente, insieme agli altri partecipanti. L’esperienza dello  stare in un gruppo, ci fa mettere a fuoco attraverso gli altri, le nostre parti più nascoste, scoprendo così che l’altro seppure apparentemente sconosciuto e diverso da noi in realtà un pò  ci assomiglia …

Obiettivo degli incontri di gruppo sarà l’approfondimento di alcune aree tematiche relative alle relazioni con gli altri:

  • COME COMUNICHIAMO? comunicare con se stessi e con gli altri
  • I RUOLI GIOCATI nelle relazioni familiari/affettive/lavorative: stereotipi e cambiamento
  • LA GIUSTA DISTANZA NELLE RELAZIONI: limiti o aperture
  • SOGNI IN SCENA: sentirsi liberi per creare…

     

Gli incontri, si svolgeranno in un gruppo protetto condotto da 2 psicologhe, psicoterapeute. La modalità  di partecipazione sarà 1  volta ogni 15 giorni, a partire da martedì 10 gennaio 2012 e nelle successive date del: 24 gennaio, 7 febbraio, 21 febbraio 2012; dalle 18.45 alle 20.45, presso la sede Centro Linfa’, Via Astura, 2, Scala D, int. 5, Roma (fermata metro A, Re Di Roma). Guarda mappa

Il primo incontro è gratuito; il costo dei successivi incontri è di € 20,00 ciascuno ( E. 60, 00 il ciclo dei 4 incontri)

conoscere le modalità di relazione con gli altri

Per info e contatti:

Dott.ssa Raffaella Grassi; cell.338/5707818; mail: raffaellagrassi@virgilio.it

Dott.ssa Rita Maggini; cell: 333/9220776; mail: rita.maggini70@alice.it

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Ragioni e utilità dello psicodramma

 

L’uomo è poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità.

(Oscar Wilde)

 

Jacob Moreno, fu l’ispiratore dello psicodramma, fu da lui definito come scienza che esplora la verità, rappresentandola con metodi drammatici.

L’uso della parola “dramma” (dal greco drào: opero, agisco) pone l’accento più sull’azione che sull’interpretazione verbale nelle dinamiche relazionali.  “Il drammatizzare”, secondo Moreno, diventa un mezzo attivo che offre la possibilità di esprimere bisogni, sentimenti, conflitti di ruolo, senza la presenza di ostacoli e di resistenze che la vita reale ci presenta, e di sperimentare senza rischi modi di essere alternativi.

Il protagonista, sul palcoscenico, ha la possibilità di esprimere liberamente il proprio mondo interiore e relazionale, i suoi interrogativi, i suoi blocchi, i sui desideri, i suoi bisogni. In tale situazione, egli avvia progressivamente un dialogo interno che lo può condurre a “vedere” soluzioni altre ai suoi conflitti intrapsichici e/o di relazione col mondo esterno. In questo suo procedere, il soggetto trova la dimensione di supporto e di stimolo fornitegli sia dal gruppo sia dallo psicodrammatista.

Gli aspetti tecnici con cui si costruisce una sessione psicodrammatico sono cinque:

  1. il palcoscenico;
  2. il soggetto o paziente;
  3. il direttore o terapeuta;
  4. Lo staff di coterapeuti o io ausiliari;
  5. uditorio

La struttura teorica dello psicodramma moreniano mancava di una vera e propria sistematicità e ciò ha consentito di congiungere lo psicodramma alla psicoanalisi. Inoltre, tale mancanza, ha permesso di astrarre le tecniche psicodrammatiche dal modello cui erano legate, permettendo differenti approcci terapeutici e metodologici, e una vasta possibilità di applicazione anche nell’ambito della formazione.

La differenza sostanziale dell’uso dello psicodramma nell’intervento psicoterapeutico e nell’intervento formativo sta nell’obiettivo: nel primo si scende nell’intimità affettiva della persona, nel secondo  invece ci si propone di fermarsi ad esplorare tematiche legate alla professione e al ruolo ricoperto da soggetto.

In un’analisi più accurata, però, si nota che i conflitti manifestati in ambito lavorativo, coinvolgono non solo il conflitto di natura ‘professionale’ ma anche e soprattutto la  propria “relazionalità” che è speculare ad aspetti profondi dell’affettività di quell’individuo. Quindi, in tale contesto, diventa particolarmente importante che il formatore sappia costruire il rapporto con i propri “formandi” al limite possibile di approfondimento personale all’interno di un contesto orientato alla relazione professionale.

Il gioco – e in particolare il gioco sottostante allo Psicodramma – apre uno spazio ‘sospeso’ e  a-temporale dove chiunque ha la possibilità di modificare i propri ruoli, (a volte stereotipati) osservare, studiare, e ‘giocare’ nuove strategie, divertendosi. Lo scenario aperto alla psicodrammatizzazione diventa più ‘avvicinabile’ poiché il soggetto sa che, in quel’momento stabilito’, può esplorare soluzioni inimmaginabili nuove ed emozionanti,  tutto ciò però, con la possibilità di  tornare dentro i propri ruoli e nella  sua identità. Questo processo diventa così una sorta di viaggio con biglietto di andata e ritorno da uno spazio di conoscenza da cui estrarre nuove informazioni da integrare.

L’assumere il ruolo di un personaggio immaginario facilita nel protagonista l’espressione di sentimenti e comportamenti che recitando nel ruolo di “se stesso” difficilmente avrebbero potuto emergere.

In una situazione come quella scolastica, ad esempio, le potenzialità dello psicodramma sono particolarmente incisive, molte volte i ruoli quotidianamente ricoperti sono spesso “interpretati” in modo rigido e stereotipato (in quale classe non esiste “il secchione”, “lo sfaticato”, “l’incompreso”, “il furbo”, “il carino compiacente”, “il professore buono” e quello “cattivo”?). Ed è proprio sui compiti legati al ruolo, e alla possibilità di mettersi nei “panni dell’altro” attraverso il riconoscimento delle similitudini, oltre che delle differenze, che le tecniche psicodrammatiche – a scopo formativo – pongono l’accento, piuttosto che sull’interpretazione personale. In questo scenario, il sapere passa attraverso un saper fare che si traduce poi in un saper essere, inteso come conoscenza di sé e del contesto in cui ci si trova ad agire.

 

A cura della Dott.ssa Raffaella Grassi

 

Bibliografia:

Schutzenberger A. A. ; Lo psicodramma, Martinelli, Firenze 1972.

Moreno J. L. (1946 –53); Manuale di psicodramma, Tr. It. Astrolabio Ubaldini, Roma 1985 – 1989.

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